MI PARE CHE CI MANCHI UN PO’ DI SALE

Scritto da Mauro

MI PARE CHE CI MANCHI UN PO’ DI SALE (i quatantanove epigrammi)

Editore: Tullio Pironti s.r.l.
Data di Pubblicazione: Dicembre 2008
ISBN: 88-7937-464-8
Pagine:56

Mauro Giancaspro fa da trent’anni il bibliotecario; ha diretto per dieci anni la Biblioteca Nazionale di Cosenza e da dodici dirige la Biblioteca Nazionale di Napoli.

Ha pubblicato, tra l’altro, Leggere nuoce gravemente alla salute nel 2001, Il morbo di Gutenberg nel 2003, L’ottavo giorno creò il libro nel 2005 e L’odore dei libri nel 2007. Collabora con il Mattino, Arte in, e L’Almanacco del bibliofilo.

La miniera della Biblioteca Lucchesi Palli

Scritto da Mauro

Ridare vita alla festa di Piedigrotta, senza intrappolarsi negli stereotipi più vieti della napoletanità, recuperando quella simbiosi inestricabile tra la raffinatezza giocosa di espressioni artistiche, musicali e teatrali, assai spesso di ragguardevole livello,  e l’ agevole e briosa energia comunicativa popolare, che per anni la ha connotata, è probabilmente meno difficile di quanto si possa immaginare.  Basta ricordare che nelle biblioteche pubbliche, che nell’immaginario comune, appaiono  austeri magazzini della memoria, si concentrano miniere stupefacenti che non aspettano altro che di essere esplorate. Vera e propria miniera è infatti la Biblioteca del conte  Lucchesi Palli, aggregata alla Nazionale di Napoli nel 1903, contenente tra le sue collezioni di musica e teatro una ricchissima raccolta di canzoni napoletane per la Piedigrotta; raccolta che è stata arricchita nel tempo con acquisizioni particolarmente  importanti, ultime delle quali gli archivi  di Raffaele Viviani e di E.A.Mario. Un percorso storico, dunque, quello che la Lucchesi Palli consente, snodato nell’arco di quasi un secolo, dalla Piedigrotta dell’editore Santojanni del 1886, alla più moderna di E.A. Mario, del 1960.
Leggi tutto…

I cento anni del Mazzini

Scritto da Mauro

Quando già da qualche anno si è virato al giro di boa dei cinquanta, i centenari, pur con l’inevitabile enfasi celebrativa e con le importanti manifestazioni che l’ accompagnano, perdono un po’ della loro monumentale solennità, soprattutto quando ti rendi conto, come nel caso del Mazzini, che metà di quegli anni li hai vissuti e che  parte di quella storia ti ha riguardato concedendoti il vanitoso orgoglio del “c’ero anche io”.

La storia del Mazzini che la nostra generazione ha conosciuto e vissuto è un po’ quella del Vomero  della metà degli anni sessanta, che non è certo la più entusiasmante del quartiere, che viveva allora la fase più rigogliosa di quella speculazione edilizia che, avviata negli anni cinquanta con disarmante arroganza, aveva perpetrato un assalto edilizio senza precedenti, inutilmente denunciato dal film Le mani sulla città di Franco Rosi, che usciva nel 1963. Leggi tutto…

Una nuova festa della musica

Scritto da Mauro

Tra le frasi che l’avvincente approssimazione dell’aneddotica ha attribuito ad Arturo Toscanini ce n’è una, desunta  altrettanto suggestivamente da Rossini, che grosso modo suona:  esiste musica buona e musica noiosa. La  frase è  imprudentemente riportata, peraltro a memoria, da una delle note di copertina della discografia economica che ci ha iniziato, giovanissimi alla musica classica attraverso quei brani di facile ascolto – sinfonie d’opera, intermezzi, preludi, danze,  marce – proposte da compagini orchestrali che appartengono alla storia della musica come, per citarne  qualcuna più presente nella nostra memoria,  la leggendaria NBC del maestro parmense, la Boston Pops di Arthur Fiedler o la Halle di Sir John Barbirolli. Le antologie che i tre direttori d’orchestra  hanno lasciato, affidate ai nostri malandati e amatissimi vinilici a trentatre giri,  ne sono una testimonianza fedele. Leggi tutto…

Leopardi

Scritto da Mauro

Perso ormai  il piacevole uso della penna, lo sviluppo di uno scritto, con i ripensamenti, le correzioni, le aggiunte, le espunzioni che s’intrecciavano una volta su un manoscritto, si annienta oggi  nel micidiale “taglia e incolla” che schiaccia nel prodotto finale di un documento word ogni possibile stratificazione grafica. Il manoscritto non ha più ragione d’esistere. I bibliotecari del futuro non avranno più la preoccupazione della conservazione del prezioso cimelio ma non avranno più nemmeno la possibilità di scrutare indiscretamente nell’animo di un autore spiandolo  attraverso la sua grafia. Il tratto ordinato e nitido di Giambattista Vico, la frenesia confusa delle lettere di Tasso, la sbrigativa e un po’ sciatta grafia di Benedetto Croce,  la meticolosa eleganza del tratto di Leopardi svelano segreti che gli scrittori contemporanei celeranno per sempre nei programmi di un computer, una volta che avranno accettato di “salvare le modifiche”. Benedetto Croce non aveva alcun attaccamento ai propri autografi; una volta stampata un’opera spesso elargiva i manoscritti ad allievi ed amici. Leopardi invece ne era gelosissimo e  non se ne staccava mai, trascinandoseli dietro in viaggio, nonostante la consistente mole, un po’ per attaccamento morboso a quanto aveva scritto, un po’ per tenerli sotto controllo e poterli rivedere, riscrivere, correggere. Leggi tutto…